L’assenza diluoghi dove poter studiare nell’università è evidente, per questo è inconcepibile che la biblioteca del terzo piano possa rimanere chiusa aglistudenti.
Quindi, collettivamente ci siamo organizzati per rispondere a questobisogno basilare. Partendo da ciò un’altra urgenza che ci è apparsafondamentale è quella di aver degli spazi da vivere in prima persona e dasentire come propri, quindi invitiamo tutti a proporre, discutere e decidere leattività per far rivivere questo spazio.
Oggi si è tenutala prima assemblea della biblioteca autogestita del terzo piano. Molte sonostate le idee proposte dagli studenti universitari per riempirla, essendoabbandonata da diverso tempo. Se in primis si è deciso di ridare il caratteredi aula studio e biblioteca per tutti gli studenti, si è anche immaginato direnderlo un spazio aperto alla socialità, alla condivisione e alla possibilitàper chiunque di proporre iniziative e attività. Tra queste alcune ipotesi tutteda discutere sono : la possibilità di attivare uno scambio di libri,appunti edispense tra gli studenti e di fotocopiarli, spazi per gruppi di lavoro eprogetti di studio, aperitivi letterari, presentazione di libri, pranzi socialie molto altro…
Per dare vita a questo nuovo spazio invitiamo tutti alla giornata di lavori, per renderepiù viva la biblioteca, che si terrà mercoledì 24 aprile e che inizierà con unacolazione di autofinanziamento.
Per proporreidee, iniziative ed attività ci si incontra lunedì 29 aprile alle h:14,00.
VENITE NUMEROSI PER COSTRUIRE TUTTI INSIEME LA BIBLIOTECA AUTOGESTITA DEL TERZOPIANO!!!
Oggi, Venerdì 19 Aprile, gli studenti e le studentesse della Verdi 15 Occupata hanno ribadito con forza, occupando lo "SportelloCasa" dell'Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario del Piemonte (Edisu), la loro totale opposizione alle progressive balorde misure di annientamento del diritto allo studio.
L'attacco finale alle residue e parziali forme di welfare studentesco, sancisce oggi la sua brutale ascesa, il tragico epilogo di un sistema universitario già deficitario, colpito a morte dalle ambigue pretese politiche degli ultimi governi succedutisi, soffocato dall'ormai onnipresente cappio (pretesto) della crisi.
In un contesto che vede sempre più giovani privarsi per mancanzadi possibilità economiche dell'opportunità formativa del percorso universitario(-19% in 9 anni), sempre più tagli e decurtazioni alle già esigue forme di finanziamento statale per la formazione pubblica (-92%), manifestare il nostro risentito dissenso e la nostra vigorosa contrapposizione, si configura oggi non più come preoccupazione figlia di una lettura approssimativa di un processo in divenire, bensì come denuncia manifesta dell'effettiva distruzione del diritto allo studio.
Se le politiche economiche nazionali prefigurano questo macabro scenario, il sistema di ausilio studentesco piemontese è l'esempio palese di come l'università pubblica sia relegata ad appendice morente incostante sciacallaggio; stiamo parlando innanzitutto di una Regione/Comune sempre in prima linea nell'incentivare eventi meramente commemorativi e auto-celebrativi come le Olimpiadi o l'Anniversario per i 150 Anni dell'Unitàd'Italia, che da un lato risultano ghiotte occasioni di speculazione da parte dei privati e dall'altro sperpero di risorse pubbliche: non è un caso quindi che la Regione del Governatore Cota sia prossima alla bancarotta e per salvare il salvabile stia attuando tagli drastici e accelerati a servizi primari quali sanità,trasporti, istruzione.
Più di 500 posti letto vuoti a fronte di tantissimi studenti esclusi dalla graduatorieper l'assegnazione, immobili in vendita e progetti futuri di residenze conappartamenti solo a pagamento, aumento spropositato delle tasse, fanalino di coda in Italia nella copertura delle borse di studio (solo il 30%); è a partire da questi dati che riteniamo opportuno indagare e contrastare ulteriormente il "braccio" che rende concrete queste dismissioni, smascherare meticolosamente l'Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitariodel Piemonte diventa terreno fertile di rivendicazione, laddove quest'ultimo subordina la tutela dei servizi studenteschi alle sue logiche di profitto, e gli studenti come strumenti, oggetti d'indisciplinata remunerazione.
Partendo da queste chiare considerazioni, in questa giornata che vede diverse città della penisola sperimentare nuove forme di riappropriazione di reddito, lanciamo la nostra "Operazione Verità"contro l'Edisu con la pretesa di chi esige posti letto per gli studenti e non residenze vuote per ingordi affaristi; non abbiamo nessuna intenzione di mendicare contentini o porre domande che non avranno mai risposte; siamo qui oggi per dimostrare che quelle risposte risiedo nella pratica collettiva di riappropriazione e di autogestione di ciò che ci spetta e ci è stato violentemente tolto.
La Verdi 15 Occupata da più di un anno sta dimostrando che tutto questo è possibile, un nuovo diritto allo studio costruito dal basso e nella quotidianità, coniugando la risposta diretta ai bisogni primari al miglioramento della qualità e del tempo della vita, il tutto in un percorso che metta in gioco noi student* in prima persona, per essere i fautori dei mezzi per il soddisfacimento delle nostre aspirazioni.
Da questa esperienza con il proposito di continuare lanciamo un reale Sportello per la Casa, un modo che metta in contatto giovanie studenti che per mancanza di possibilità hanno difficoltà d'accesso e di mantenimento degli studi, andando a riempire quelle residenze vuote, sperimentando nuove forme di sapere e di socialità, per un diritto allo studio differente, congruo con le nostre esigenze.
Verdi 15 Occupata
Hai due esami alla stessa ora (ma sei avvisato/a del loro spostamento da un biglietto sulla porta dell'aula), la macchinetta del caffè si tiene il resto, gli ascensori scelgono per te, il sito di UniTo non funziona, passi ore in coda alla segreteria...vivere tutti i giorni Palazzo Nuovo comporta una buona dose di piccole tragedie quotidiane.
Il disinteresse delle istituzioni accademiche e la mancanza di fondi dovuta ai tagli degli ultimi anni aumentano l'insofferenza per tutti questi continui disagi. Per fortuna ci possono essere anche momenti (o luoghi) piacevoli:entrare in una biblioteca per studiare e trovare dei volti amici che ti fanno sentire meno isolato in una folla di volti sconosciuti, una pausa caffè e siga durante una sessione di studio, quattro chiacchiere sincere non schiacciate dalla fretta o dallo stress.
L'ex-biblioteca di economia del terzo piano è lasciata all'abbandono da mesi senza alcun progetto di recupero all'orizzonte. Se chi gestisce l’università non si interessa alle pessime condizioni di vita e di studio che dobbiamo subire ogni giorno, noi ci ribelliamo!
Abbiamo deciso di aprire la biblioteca del terzo piano per pensare e costruire un luogo di aggregazione per soddisfarei desideri e le necessità di chi passa buona parte delle sue giornate a Palazzo Nuovo: poter mangiare, studiare e organizzare iniziative culturali dentro Palazzo Nuovo, scambiarsi libri e dispense dal costo altrimenti esorbitante,condividere momenti di socialità rompendo la routine grigia e stressante.
Da oggi lo spazio della (ex-) biblioteca del 3°piano riapre grazie agli studenti per diventare molto più di quel che era prima. Palazzo Nuovo Calling! Rispondiamo numerosi!
HOBO è qui, lo è sempre stato.
Lo avevamo detto dopo lo sgombero di fine febbraio: c iriprenderemo lo spazio. E noi la parola data la rispettiamo. Come quando abbiamo detto che, insieme a lavoratori, precari e studenti, avremmo bloccato l’Ikea lo scorso dicembre, e poi l’interporto e la Coop di Anzola allo sciopero della logistica il 22 marzo. Fatto. O quando insieme a tante e tanti abbiamo comunicato che Dionigi, Nicoletti e la loro corte dei miracoli non avrebbero parlato al 36 perché non hanno nessuna legittimità. Fatto. E poi avremmo bloccato il Cda. Fatto.
E siamo appena all’inizio.
Oggi ritorniamo nel campus di Via Filippo Re, lostesso che “lasciammo” occupato da polizia e carabinieri. Con la violenza d iuna legge illegittima, ci hanno infatti strappato dalle serre dell’ex facoltà di Agraria. Spazi cheper dieci giorni erano tornati a vivere di incontri, dibattiti, assemblee einiziative, di saperi e di autoformazione. Di cooperazione e di autonomia. Oggiquelli spazi sono restituiti al consueto abbandono e degrado, come era statoper oltre dieci anni. Del resto abbandono e degrado sono la triste fotografia diquest’università: i suoi padroni ne hanno bisogno per poter conservare e riprodurre unpotere in crisi.
Ora rieccoci qui, perché non siamo mai andati via.
Siamo qui contro l’amministrazione universitaria,complice dei tagli, sostenitrice della riforma Gelmini, sperimentatrice delmodello Marchionne contro i precari. Siamo qui contro rettore e pro-rettore, sceriffo e vice-sceriffo, responsabili – tra sgomberi e sigilli – di aver installato una scuola di polizia trale macerie della conoscenza.
Siamo qui per affermare che un’altra università vive non nei nostri sogni, ma nella materialità delle lotte e di quello che quotidianamente costruiamo.
Siamo qui per dire che HOBO non è solo uno spazio aperto, è molto di più: è uno spazio costituente che nasce dentro i conflitti,si nutre della cooperazione del sapere vivo, produce comune.
Anche questo ve lo avevamodetto: non ci prenderete mai.
Arrendetevi.
Hobo Bologna Occupato
Secondo l'Istat gli occupati crescono (soprattutto grazie alla presenza degli immigrati), ma non tra i giovani: gli under 35 senza lavoro sono oltre un milione, cioè uno su 3. Più propense allo studio le donne, ma resta un trend negativo di immatricolazioni degli atenei iniziato nel 2004.
I laureati più disoccupati dei diplomati. I senza lavoro tra gli under 35 sono ancora uno su 3. Intanto calano gli iscritti all’università. E’ la fotografia sui giovani italiani dell’Annuario dell’Istat. Il primo dato è che tra coloro che hanno meno di 29 anni il tasso di disoccupazione dei laureati è più elevato rispetto a quello dei diplomati. Ciò dipende dal più recente ingresso nel mercato del lavoro di chi prolunga gli studi, ma anche dalle crescenti difficoltà occupazionali dei giovani, pur con titolo di studio elevato. Nel 2011, infatti, il tasso di disoccupazione tra i 25 e i 29 anni raggiunge per i laureati il 16%, un livello superiore sia a quanto registrato dai diplomati nella stessa fascia d’età (12,6%) sia alla media dei 25-29enni (14,4%). Tuttavia con l’avanzare dell’età chi è in possesso di un titolo accademico recupera il terreno perso a confronto con i diplomati a causa del ritardo dell’entrata sul mercato.
Quindi se si guarda in generale alla disoccupazione per titolo di studio, per il 2011 si conferma il vantaggio relativo ai laureati, che presentano il tasso di disoccupazione più basso (5,4%, in calo di tre decimi di punto rispetto 2010). Per coloro che si sono fermati al diploma il tasso complessivo è invece al 7,8% (10,4% per la licenza di scuola media inferiore e 11,6% per licenza elementare/senza titolo).
In generale in Italia crescono gli occupati, ma non tra i giovani. Sono oltre un milione infatti gli italiani sotto i 35 anni che sono disoccupati. Nel 2011, infatti, si contano 1 milione 128mila persone in cerca di lavoro tra i 15 e i 34 anni. Si tratta di uno su tre con un picco del 40,4% al Sud. Ma l’aumento delle persone occupate, nel complesso è dovuto alla presenza degli stranieri: ”Nel 2011 sono 22 milioni e 967mila gli occupati, in aumento, dopo due anni di discesa, di 95mila unità rispetto all’anno precedente. Il risultato complessivo è la sintesi di una riduzione della componente italiana, controbilanciata dall’aumento di quella straniera (+170mila unità). La quota di lavoratori stranieri sul totale degli occupati raggiunge il 9,8% (9,1% nel 2010)”.
Il tasso di disoccupazione nel 2011, spiega l’Istat, resta invariato all’8,4% rispetto all’anno precedente: cresce leggermente al sud, rimane stabile al centro e diminuisce al nord. Resta stabile al 62,2% il tasso di inattività, che per la componente femminile è ancora particolarmente elevato, nonostante il calo registrato nel corso del 2011 (48,5% nel 2011 rispetto a 48,9% di un anno prima), specie nel Mezzogiorno, dove poco più di sei donne ogni dieci in età lavorativa non partecipano al mercato del lavoro.
Gli occupati crescono sia nella fascia di età centrale, fra i 35 e i 54 anni (+143mila), sia soprattutto fra gli over 55 (+151mila). “L’aumento dell’occupazione nelle classi di età più adulte – sottolinea l’Istat – può essere ricondotto ai requisiti sempre più stringenti per accedere alla pensione, che spostano in avanti il momento di uscita dal mercato del lavoro”. Quanto alla posizione professionale, “la crescita degli occupati riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti (+130mila unità), mentre gli indipendenti tornano a ridursi (-0,6%, pari a -36mila unità)”. Il tasso di occupazione e’ al 56,9%, valore ampiamente al di sotto della media Ue (64,3%); quello maschile si attesta al 67,5%, mentre il tasso riferito alle donne si posiziona al 46,5%. Secondo l’Istat “rimangono ampi i divari territoriali, con il tasso di occupazione che al nord è oltre venti punti più elevato di quello dell’area meridionale”.
Tornando ai giovani, sono sempre meno quelli che decidono di iscriversi all’università. Gli iscritti per la prima volta nell’anno accademico 2010/2011 sono circa 288mila, circa 6.400 in meno rispetto all’anno precedente (-2,2%), si conferma quindi il trend negativo delle immatricolazioni iniziato nel 2004/2005. La diminuzione riguarda, in particolare, i corsi di laurea del vecchio ordinamento (-8,6%). A livello di genere, le donne sono più propense degli uomini a proseguire gli studi oltre la scuola secondaria (le diplomate che si iscrivono a un corso universitario sono circa 67 su 100, i diplomati quasi 56), ma anche a portare a termine il percorso accademico. Dei laureati triennali e a ciclo unico (ossia tra coloro che hanno conseguito almeno un titolo di formazione universitaria), il tasso di conseguimento della laurea (laureati venticinquenni) è del 37,8% per le donne contro il 25,5% degli uomini. Fra coloro che hanno concluso percorsi “lunghi” (corsi di durata da quattro a sei anni e delle lauree specialistiche biennali) le laureate sono 22,6 ogni 100 venticinquenni e i laureati 15,1 ogni 100.
Per quanto riguarda le imprese, la struttura produttiva italiana continua ad essere caratterizzata da una larga presenza di micro-imprese (con meno di 10 addetti), rappresentative del 94,8% delle imprese attive. Con riferimento al 2009, l’Istat sottolinea come la dimensione media delle imprese si mantenga stazionaria negli ultimi anni, intorno a un livello, molto basso, di 3,9 addetti per azienda.
Lunedì pomeriggio a Budapest e in altre città dell’Ungheria migliaia di studenti universitari hanno marciato in lungo e in largo reclamando maggiori fondi per l’ educazione superiore e per protestare contro i piani governativi che tagliano drasticamente le sovvenzioni al mondo della formazione. Bloccato il traffico lungo lo storico Petőfi Bridge a Sud di Budapest, i manifestanti hanno marciato verso Piazza Kossuth, laddove è situato il Parlamento.
Il Primo Ministro Viktor Orbán's ha da tempo ribadito pubblicamente la volontà di tagliare ulteriormente i fondi alle università, in maniera tale che queste si ritrovino a dover garantire i servizi e la qualità dell’insegnamento minimi incrementando le rette a tutti gli studenti. Lo stesso governo Orbán è quello che sta introducendo in maniera spudorata tipologie contrattuali di lavoro apposite per chi finisce la propria carriera universitaria, che prevedono che gli studenti debbano accettare giocoforza di lavorare in Ungheria per numerosi anni nonché sottopagati.
La politica di attacco diretto agli studenti universitari inaugurata dal governo da un anno a questa parte pare essere confermata anche per tutto il 2013; è già data per certa la voce secondo cui usufruiranno di finanziamenti statali solo 10 mila studenti, due terzi meno che quest’anno, mentre per accelerare l’inserimento di giovani ungheresi nell’ Università-azienda è stata introdotto il pagamento rateizzato a partire sempre dal 2013.
Gli studenti ieri si sono dati il primo appuntamento di piazza contro le politiche governative, al grido di “l’Università è nostra” e “Università gratuita”, chiedendo peraltro le dimissioni del ministro dell’educazione Rozsa Hoffmann. Non ci sono stati incidenti, e la polizia ungherese ha preferito evitare che potesse scoppiare un caso nazionale , permettendo il blocco selvaggio dei ponti del Danubio per diverse ore.
La strategia volta a elitizzare l’educazione superiore, in tendenza con quanto accade in molti paesi del continente europeo, per i manifestanti è considerata talmente deleteria da trasformare l’istituzione universitaria in una fabbrica che non potrà che sfornare “ricchi idioti”. Altre proteste, non solo nella capitale, sono annunciate per il 12 Dicembre.
Di fronte a tutto ciò, il Governo, raramente sottoposto ad attacchi diretti e dal basso in un paese fortemente caratterizzato da rigurgiti nazionalisti alimentati da una avversione diffusa verso le politiche di convergenza europea, non ha saputo minimizzare, ribadendo da una parte alle emittenti televisive che non vi è nessuna problematica legata all’istruzione universitaria, ma dall’altra cercando subito di calmierare la situazione attraverso delle comunicazioni ai principali Atenei del Paese dove ci si raccomanda di non esacerbare gli animi di fronte a riforme volte a migliorare e andare incontro alle esigenze degli studenti; lettere aperte col medesimo contenuto sono state inviate anche ai rappresentanti dei principali sindacati studenteschi nazionali, nel voler assorbire una protesta che pare essersi svincolata anche dai tentativi di concertazione degli apparati burocratici studenteschi, che si limitarono a proporre un referendum nel 2008 contro l’applicazione in salsa ungherese del Bologna Process.
Intermarketandmore, un sito comunque molto utile di informazione economica e finanziaria, pubblica un articolo interessante sul calo delle immatricolazioni nelle università italiane.
Al calo delle immatricolazioni universitarie corrisponde un aumento dei diplomi della scuola secondaria superiore. Commento del sito: è un bene perchè la laurea non porta lavoro. Ovviamente è un ragionamento suicida perchè nelle società complesse, ad alto tasso di conoscenza, come le nostre meno laureati ci sono meno c'è la capacità collettiva di elaborare e risolvere problemi. E questo è a prescindere dal problema del lavoro, che comunque sarà sempre meno lo strumento per estrarre ricchezza, ma anche considerando che senza sapere si è più si è ricattabili sindacalmente.
Nello stesso momento in Germania si sta attentissimi alle classifiche sulle prestazioni scolastiche degli studenti tedeschi. In prima pagina su Die Welt, una delle tante classifiche in materia. Curiosamente, nonostante i tagli feroci al sistema scolastico e universitario degli ultimi anni, le prestazioni degli studenti italiani superano di una posizione in classifica quelle dei tedeschi. Ma lo spread con i maggiori detentori di conoscenza, in questa speciale classifica, si è allargato.
E senza conoscenza un paese non ha futuro. E' bene che lo sappiano tutti, non solo i teorici del "senza laurea è bello".
Saperi e conflitto: questi i nodi che, a quasi un anno dalla nascita della Verdi Quindici Occupata, abbiamo vissuto e sulla cui centralità abbiamo fondato la nostra esperienza, nei momenti di vita comune così come negli spazi di socialità, nella caccia agli autori della crisi così come nei laboratori, seminari e corsi autogestiti.
Due nodi il cui senso risiede proprio nella relazione che li unisce. Non pratichiamo conflitto che non sia l'incarnazione di saperi ed esperienze sedimentati nel nostro essere quotidianamente comunità. Non condividiamo conoscenza astratta senza che questa diventi immediatamente sapere collettivamente vissuto e agito, pratica di lotta condivisa, granello di sabbia negli ingranaggi delle istituzioni della formazione. Di queste istituzioni, lo spazio che siamo è il luogo della critica e della messa in contraddizione: punto di attacco contro un modello di diritto allo studio (peraltro smantellato) ma anche contro un modello di formazione. Non soltanto perché di questa università rifiutiamo i meccanismi di selezione sociale operati attraverso una tassazione sempre più proibitiva; non soltanto perché ne rifiutiamo la tendenza verso la privatizzazione, l'appiattimento della ricerca su criteri di produttività economica dei saperi e la dequalificazione dell’offerta formativa.
Come studenti e studentesse, sappiamo anche cosa significa crescere calati dentro un'organizzazione professionalizzante dei saperi, che cerca di produrre individui risolvibili senza residui nel loro curriculum vitae. Come studenti e studentesse, conosciamo benissimo un modello di formazione fondato sull'accumulo quantitativo di nozioni ed esperienze, privo di tensioni, scarti, passi indietro, perfettamente incarnato dall'inarrestabile crescita dei Cfu nei nostri libretti elettronici. Per contro, abbiamo imparato da soli che la formazione non è un percorso lineare e progressivo ma un campo di contraddizioni e conflitti soggettivi e sociali che non desideriamo abitare passivamente.
Dentro lo spazio della Verdi Lab (vicolo Benevello 4/b) desideriamo costruire un luogo di critica e un punto di crisi per l'università che frequentiamo. Uno spazio che raccolga le tensioni e le contraddizioni che abitano tutti noi in quanto studenti. Per questo riteniamo importante continuare a riflettere collettivamente sul nuovo ciclo de 'Il saperi in movimento', a partire dalla domanda con la quale ci siamo lasciati in via Verdi 15: quali rapporti di potere attraversano l'organizzazione istituzionale dei saperi?
Verdi Quindici Occupata
In calo le iscrizioni all'università. Per evitare il precariato a vita, i giovani si fermano al diploma
Le iscrizione all'università sono diminuite del 6,3% e i dati relativi al 2011-12 registrano un'ulteriore contrazione. Mentre quelle alle scuole tecnico-professionali aumentano dell'1,9%. Per il Censis questa differenza si spiega con la consapevolezza diffusa che una laurea non è più sufficiente da sola per garantire un'occupazione remunerativa rispetto a chi possiede solo un diploma di scuola superiore. I giovani preferiscono il diploma per trovare subito un lavoro, piuttosto che aspettare i tempi di una laurea che porta alla sotto-occupazione. L'Italia si conferma come il Paese pragmatico dei pochi (soldi), maledetti, e subito.
Un uso più contestualizzato dei dati può invece aiutare a rappresentare un'altra condizione del lavoro intellettuale e, attraverso di esso, del paese stesso. L'esodo dalle università esiste e ha proporzioni bibliche. Non è cominciato un anno fa, ma nel 2003. Da allora, sostiene Almalaurea, si iscrivono ai corsi 43 mila persone in meno all'anno. Questa situazione non può essere spiegata con criteri solo economicistici, perché 10 anni fa la crisi occupazionale dei giovani non aveva ancora superato il 36%. L'esodo dall'istruzione universitaria dev'essere stato provocato da altro. Dal taglio di 1,4 miliardi di euro al fondo per gli atenei, certo, dalla perdita di qualità dei servizi e dalla dissoluzione della didattica in trasmissione di saperi modulari, ma non solo da questo. La crisi è dunque pre-esistente e ha dimensioni sistemiche. Ha colpito l'intero ciclo dell'istruzione pubblica, tanto la scuola quanto l'università, i diplomati e i laureati. È stata provocata dall'esplosione della "bolla formativa" e nessuno da allora è riuscito a trovare una soluzione.
Secondo il rapporto Ocse 2012 Education at a Glance. i laureati tra i 24 e i 35 anni guadagnano solo il 9% in più dei diplomati. Almeno dal punto di vista economico, non c'è più una grande differenza tra queste tipologie di studi che rappresentano due classi sociali diverse. Indipendentemente dal titolo di studio, oggi i diplomati e i laureati passano da un lavoro precario ad un altro, con minime differenze di reddito. La precarietà sta così facendo evaporare le antiche partizioni sociali, tra il ceto medio e una condizione "proletaria" da working poor, ma anche tra saperi alti e bassi a favore di un'univoca rappresentazione. I saperi più utili sono quelli con mansioni basse, spendibili, che non hanno bisogno di grandi specializzazioni. È quanto afferma la stessa riforma Fornero che è riuscita a far passare l'idea, irrealistica, che l'unica soluzione contro il precariato del lavoro (intellettuale) è la generalizzazione del contratto di apprendistato per i giovani fino a 29 anni.
Questo tipo di approcci al problema della disoccupazione giovanile ignorano una realtà più generale. Secondo i dati di Excelsior-Unioncamere, il fabbisogno di diplomati e di laureati è aumentato in termini assoluti negli ultimi anni. La consistenza della domanda di laureati, pari a 74 mila nel 2011 (il 12,5% delle assunzioni previste) dimostra che il mercato, come la pubblica amministrazione, non hanno bisogno di forza-lavoro qualificata assunta stabilmente. Il problema dunque non è quello che il diploma è preferibile alla laurea per trovare un lavoro, quanto piuttosto quello che né il diploma né la laurea garantiscono un'occupazione fissa e comunque dignitosa.
Per questa ragione sarebbe consigliabile evitare di sovrastimare l'incremento modesto dell'1,9% delle iscrizioni agli istituti tecnici e professionali registrato dal Censis. I dati Miur sulle preiscrizioni ai licei per quest'anno lo hanno confermato, come anche la diminuzione delle iscrizioni ai licei dal 49,88% del 2011 al 47,90% del 2010. Insomma i licei restano gli istituti più frequentati in Italia. Ciò non toglie che le facoltà umanistiche perdano iscritti (dal 33% al 38,7%) e quelle tecnico-scientifiche li aumentino (dal 26% al 28,7%). Ma il punto è un altro ed è evidentissimo anche nell'indagine Censis. Il ceto medio investe risorse sui figli che studiano a scuola (l'aumento è del 30,3%) e all'università (16,1%) e cresce il numero degli scolari che completano la loro formazione all'estero (il 42,6%). La conoscenza è l'ultimo bene rifugio contro l'austerità e la recessione.
di Roberto Ciccarelli, da Il Manifesto
L'avavamo annunciato, l'abbiamo fatto; come sempre. Una settimana di mobilitazione contro la crisi e l'austerità, alla ricerca dei responsabili della crisi della nostra città, del nostro paese, dell'Europa. Seguono i comunicati della Verdi Quindici Occupata scritti lungo la settimana, dalla contestazione a Roberto Cota all'assedio di Jean-Claude Trichet. Grazie a tutti e tutte per aver lottato, ancora una volta con noi: siamo partiti per non fermarci.
4D - La Verdi Quindici Occupata contesta Cota sotto la Mole
Oggi gli studenti e le studentesse della Verdi 15 Occupata hanno proseguito la campagna, inaugurata ieri con l’assemblea studentesca a Palazzo Nuovo, della settimana in movimento: abbiamo contestato il Presidente della Regione Cota, fautore della progressiva estinzione di un diritto allo studio, ormai relegato all’inferno della meritocrazia e subalterno ai diktat della finanza.
Partiti da Piazza Castello ci siamo spostati in corteo all’incrocio del Verdi Lab, nei pressi della Mole (sfondo, sulla falsa riga dell’incontro che ieri ha visto Monti-Hollande celebrare il Tav, dell’ennesimo macabro siparietto): zona prepotentemente militarizzata a difesa del carnefice ed esecutore di una politica regionale che taglia l’80% dei fondi per il welfare studentesco nonché entusiasta promotore del Tav; punti nevralgici sui quali la Verdi 15 ha costantemente alimentato ed evidenziato la sua progettualità politica di estraneità ed avversione, ed oggi lo abbiamo ribadito e urlato, a ridosso delle ridicole misure cautelari subite dai/dalle compagn* privati della loro libertà di dissenso,ma consci dell’irriducibilità che comunità in lotta come la Verdi 15 il Movimento No Tav continueranno a dimostrare.
Questa mattina davanti gli scudi della celere a protezione del potere che latita, che si nasconde, le nostre denunce, i nostri cori hanno focalizzato chiaramente le nostre controparti, i nostri nemici, e prima che li raggiunga il nostro eco, saremo già davanti alle loro porte…come abbiamo sempre fatto.
La Verdi 15 Occupata ha concluso la mattina di mobilitazione davanti Palazzo Nuovo, dove ci si è dati appuntamento per le prossime tappe della settimana in movimento contro crisi e austerità… verso il #6D!
5D - Contestati Fassino e Cota al Politecnico di Torino
Oggi, 5 dicembre, al Politecnico di Torino si è tenuta l'inaugurazione dell'anno accademico che si è svolta come ogni anno in un clima di militarizzazione dell'ateneo. Ad essa doveva presenziare il ministro Profumo, ma all'ultimo, come sua recente abitudine, ha preferito evitare le contestazioni, limitandosi a mandare solo un videomessaggio.
In un ateneo in cui le richieste di studenti e lavoratori vengono sistematicamente ignorate o calmierate attraverso concessioni minime elargite con fare magnanimo e paternalistico da parte dell'amministrazione, noi studenti insieme ai lavoratori ci siamo ritrovati al Politecnico per contestare questa celebrazione-farsa, attuata da pochi baroni e politici e del tutto scollegata dalla difficile realtà quotidiana che vive l'università. Noi studenti non possiamo accettare all'interno del nostro ateneo la presenza di personaggi come il governatore Cota e il sindaco Fassino, che portano avanti politiche con cui ogni giorno smantellano pezzo per pezzo diritti fondamentali come quello allo studio, e rendono sempre meno accessibili servizi basilari come trasporti, sanità, istruzione e servizi alla persona.
Nonostante il Rettore Gilli avesse assicurato che non ci sarebbero state forze dell'ordine all'interno dell'ateneo, questa mattina come al solito abbiamo trovato un nutrito cordone di polizia che voleva impedirci l'accesso alla nostra università. Ad ogni modo in poco tempo siamo riusciti ad entrare nel cortile dove circa 200 tra studenti e lavoratori hanno tenuto un'assemblea dalla quale è emersa la volontà di interrompere tutti insieme l'inaugurazione per far sentire la nostra voce a chi abitualmente usa le forze di polizia per evitare il confronto. La polizia si è così schierata, questa volta in tenuta antisommossa, per sbarrare la strada verso l'aula magna, mentre l'amministrazione del Politecnico pretendeva di far entrare solo una piccola delegazione di lavoratori e studenti che avessero accettato di mostrare la tessera dell'ateneo e di lasciare il proprio nominativo. Noi studenti non potevamo, né volevamo accettare un ricatto simile, ed al nostro tentativo di entrare tutti insieme le forze dell'ordine ci hanno respinto caricando, spintonando e dispensando calci.
Nonostante ciò il presidio è proseguito fino alla fine della cerimonia quando i vari baroni e politici sono tornati a casa uscendo come topi dalla porta sul retro, mentre un gruppo di studenti srotolava sulla facciata di fronte all'aula magna lo striscione: “Basta tagli e precarietà, politici e padroni fuori dall'università”.
Mentre l'uscita dall'aula magna del rettore dell'Università degli Studi di Torino, Ezio Pellizzetti, veniva contestata, Cota preferiva rilasciare interviste di nascosto in cui dichiarava che gli studenti avrebbero dovuto informarsi meglio prima di lanciarsi in contestazioni, poiché la “sua” Regione aveva garantito tutte le borse di studio, seppur cambiandone le regole. Ciò che il governatore non dice è che pur di poter affermare di garantire il 100% delle borse di studio, ha fatto in modo che gli aventi diritto risultassero essere un numero di granlunga inferiore rispetto a quello dell'anno passato. Quel che è certo è che Cota ha deciso consapevolemente di ignorare la situazione di molti studenti che dall'anno scorso sono rimasti senza borsa di studio, né un posto dove dormire, facendo in modo che non rientrassero più tra gli idonei ad usufruire del servizio.
Noi studenti e studentesse non ci faremo fermare! Domani 8.30 da Palazzo Nuovo parte una nuova giornata di lotta contro crisi e austerity. Se il diritto allo studio diventa un privilegio, la lotta diventa un dovere.
6D - Torino: gli studenti occupano la Mole Antonelliana
Oggi 6 Dicembre, gli studenti e le studentesse della Verdi 15 Occupata, in occasione dello Sciopero Sociale contro crisi e austerità, sono tornati in piazza, continuando la settimana in movimento già animata dalle precedenti contestazioni al Governatore Cota e ai Ministri Profumo e Fornero all’inaugurazione del Politecnico.
Al grido “Riprendiamoci la città” siamo partiti da Palazzo Nuovo, intercettando quello “spaccato” studentesco ormai saturo e non più accondiscendente del progressivo disfacimento dell’università pubblica acutizzato dalle scellerate riforme di un governo sedicente “tecnico” ma dispotico e autoritario nella sua proiezione politica; abbiamo attraversato le silenziose vie del centro raggiungendo Piazza Arbarello presenziata dagli Studenti Medi per continuare insieme il resto del corteo. Un irrisorio plauso alle forze dell’ordine e alla massiccia militarizzazione impiegata lungo tutto il percorso, causa-effetto di equilibri in costante mutamento: da un lato la graduale presa di coscienza di chi non ha più intenzione di pagare il prezzo di questa crisi (vedi il 14 Novembre), dall’altro lato la preoccupazione sempre crescente di chi l’ha generata e teme di non poter arginare il malcontento scaturito.
Giunti a Piazza Castello, nel solito clima di pacificazione e mera testimonianza dei comizi di fine corteo, abbiamo deviato puntando la Mole simbolo culturale di Torino, forzato l’entrata posteriore e invaso l’intero edificio ravvivato dai nostri striscioni e dalla sempre presente bandiera NoTav.
Centrato l’obbiettivo il corteo ha ripreso il suo percorso rientrando a Palazzo Nuovo, lanciando il presidio di contestazione all’ex direttore della BCE Trichet, oggi pomeriggio alle 16:00 davanti il Rettorato.
6D - Torino: contestato Trichet, uova e fumogeni contro il rettorato
Circa 200 studenti hanno contestato la lectio magistralis di Jean-Claude Trichet al rettorato dell'Università di Torino. Trichet, ex presidente della BCE, è uno dei simboli di quei poteri economici e politici che governano e dettano legge nella governance della crisi per scaricarne i costi verso il basso a favore della finanza.
Tutto l'isolato del rettorato dell'università è stato completamente chiuso e blindato dalla questura, che ha anche predisposto delle transenne metalliche per proteggere l'ingresso di via Po. Dal presidio sono partiti diversi lanci di uova e di fumogeni, dopodichè, proprio da via Po, i presenti hanno cercato di entrare rimuovendo le transenne e forzando i cordoni delle forze dell'ordine, che hanno risposto in maniera scomposta e nervosa.
Questa iniziativa è stata la conclusione di una settimana di mobilitazione continua per gli universitari torinesi e per la Verdi15, protagonisti - dalla contestazione a Cota martedì, di Profumo e Fornero al Politecnico mercoledì, alla giornata di oggi - di una intensa caccia ai responsabili della crisi e dell'austerity.